lunedì 17 luglio 2017

Riassunto delle puntate precedenti


Facciamo finta che questo blog sia la vostra telenovela preferita. Sono anni che allieta la vostra pausa pranzo con colpi di scena improvvisi e genealogie rocambolesche, quando all'improvviso, proprio quando avevate il sentore che Fernando stesse per dichiarare il suo amore alla bella e fiera Almundena, riuscendo nel contempo a salvare la hacienda di famiglia dal fallimento, ebbene proprio in quel momento e inspiegabilmente, ne interrompono la programmazione.
Oh qual dramma, direte voi. 
Ecco, facciamo finta che questo blog vi abbia regalato nel tempo lo stesso brivido dell'ignoto e che ora voi vi stiate domandando cosa è accaduto tra le nuvole in questi mesi di silenzio.
Sarà riuscita Norma a trovare lavoro? Sarà stata colta da qualcun'altra delle sue fantasmagoriche idee? Questo e molto altro nel riassunto di ciò che è accaduto negli ultimi mesi da queste parti!



Nell'immagine, Norma che viene colta da una delle sue fantasmagoriche idee.
Foto di Riccardo Matera.

Sì, ho trovato lavoro.


Ho festeggiato il mio trentunesimo compleanno vestita come un miominipony e circondata da persone meravigliose. Lo posso dire? Lo posso dire.





Foto di Melissa Blutitilla Nostini


Ho terminato la lettura tardiva della saga di Harry Potter. Ora, naturalmente, cerco qualcosa di altrettanto appassionante in cui immergermi. Avete consigli? Tranquilli, non mi fossilizzo su un solo genere.

Ho guidato una spider, solo per pochi metri - ma con moltissima convinzione -  e ho fatto da valletta ad uno chef d'eccezione. Tutto ciò è stato documentato su video, così da poter ricordare sempiternamente che se mi sveglio presto ho tutto il tempo del mondo per mettere i capelli in ordine:






Ho ritrovato vecchie foto di famiglia.

Mi sono sottoposta a esperimenti fotografici ad alti livelli di inquietudine.


The unseen
Foto René Mt2

Ho passato ore a leggere sotto le fronde di un pero volpino.

Mi sono dedicata ai miei amati pastrocchiamenti di carta ispirandomi a questo video.

Ho fatto sogni densi e così chiari da non lasciarmi dubbi.

Soprattutto, sono stata molto in silenzio. L'estate lo chiama, quando i pensieri fanno come le cicale.

mercoledì 17 maggio 2017

Alessandra e i suoi libri dei ricordi

Sono molto felice di ospitare Alessandra e il suo carico di libri, questa mattina. 
Sarà che il suo blog si chiama Sorriso a 365 giorni - e io in effetti sorrido sempre, quando lo leggo. O che quando cerco uno spunto per mettere a posto il caos primordiale in cui sono solita abbandonare i miei spazi vitali, lei sa come accorrere in mio aiuto con il suo Parola d'ordine.
Per cui fate come noi: mettetevi comodi per una nuova puntata della rubrica I libri dei ricordi. Alessandra, la parola a te.


Alessandra: ho scattato questa foto ad Arona, in un angolo che ora non c'è più. Sarà stata l'occasione, l'atmosfera, i colori, la lente appannata della macchina fotografica, ma qui c'è tutto il mio amore per la mitologia e il fantasy. 
Sono sicura che, da qualche parte tra fiori e rami, una fata e un elfo stessero ridendo di me.






Non ricordo il mio primo libro. 
Le leggende narrano che sia Pinocchio, ma a me non risulta. Ricordo, però, mia madre e le sue letture serali. Mio padre era al lavoro e tornava tardi, io e mia sorella cenavamo presto, sedute sulla panca al tavolo della cucina: mia madre apriva il libro blu e iniziava a leggere. Eracle che stringe i serpenti tra le manine di piccolo semidio, Giasone e e gli Argonauti alla ricerca del vello d'oro, i gemelli Castore e Polluce, Orfeo e l'ombra di Euridice, Perseo che stacca la testa di Medusa e salva Andromeda dal mostro marino, Teseo che dimentica di issare le vele bianche al rientro in patria, Ulisse e Calipso... Che meraviglia! Che storie fantastiche! Che sogni facevo, tutti a colori intensi e vivi! 
Non ricordo il mio primo libro, ma ricordo il mio primo amore: la mitologia, fusione tra storia antica e narrazione. Ricordo quei miei libri grandi, con la copertina rigida e disegni entusiasmanti tra le pagine. 
Si chiamavano Dei ed eroi di... e narravano la mitologia del mondo: greca, romana, americana, vichinga, celtica, cinese, indiana, egizia. Li ho letti tutti, più volte, e li porto con me in ogni casa nuova. Loro sono il mio inizio. 

Dalla mitologia ai racconti popolari (fiabe e favole da tutto il mondo, Le mille e una notte) e, infine, ai romanzi fantasy. Prima il ciclo di Shannara di Terry Brooks: leggevo La spada di Shannara nei giorni in cui mio nonno stava morendo e, nel bel mezzo di una battaglia tra il Bene e il Male, per la prima volta mi sono accorta che leggere significa poter vivere altrove. Poi la trilogia di Merlino (La grotta di cristallo, Le grotte nelle montagne e L'ultimo incantesimo) di Mary Swart: i miei primi veri libri, quelli che ho amato più di tutti nella mia infanzia. 
A narrare è Merlino stesso, della sua giovinezza solitaria, dei suoi poteri, del suo maestro, delle gesta di suo padre Ambrosio, di suo zio Uther, dell'inganno da cui è nato Artù, di Artù e Camelot, dei suoi viaggi, dei suoi amori, della sua morte. 
Per la prima volta, mentre leggevo ho vissuto, sperato, pianto, desiderato, sospirato e rimuginato su tante cose. Mi sono emozionata e quelle emozioni sono nate dalle parole - scelte, accostate, pensate, tradotte, lette: la vera magia. 
Li ho amati intensamente e ancora oggi, quando penso a loro, mi ritrovo bambina, seduta su una sedia col libro tra le mani, gli occhi incollati alle parole e un mondo pieno di luce ed emozione nella mia testa. 
Pagina dopo pagina. Loro sono il mio fine.

giovedì 4 maggio 2017

Passeggiata di fine aprile


Chiacchiere e silenzio.
La fine di aprile si merita una passeggiata in pieno sole, il respiro lento della domenica mattina, la voce che plana leggera da una parola all'altra.
L'elogio di una vita quieta.

venerdì 28 aprile 2017

Cosa fare dopo essersi lasciati


Cercando "cuori infranti" su siti di stock
 unsplash.com/@calebfrith


Un post collaborativo e solidale

Se mi seguite sulla mia spoglia pagina facebook avrete senz'altro letto l'accorato appello che vi ho rivolto una manciata di giorni or sono:


Ebbene, i consigli sono giunti copiosi. Oh mio fedele nugolo di lettori, non posso che ringraziarti, a nome mio e del succitato cuore infranto che, sono certa, apprezzerà il nostro comune sforzo di tirarlo fuori dal baratro. 
Oggi, per voi tutti, ma in particolare per te, cuore spezzato, un elenco di buone pratiche per affrontare la vita dopo la fine di una relazione!

Cosa fare dopo essersi lasciati?

Come Cioè, ma senza collarino anni '90 in regalo

1. Versare tutte le proprie lacrime
Michael consiglia di ispirarsi a Battisti e disidratarsi l'anima sulle note di "Piangerò, piangerò, sì, io piangerò". Dedicarsi alla pratica da dopo pranzo a dopo cena, poi andare a dormire. Il giorno dopo ci si risveglierà sotto forma di rosa, pronti a passare al punto numero due ovvero:

2. Cambiare look
Lucia, altresì conosciuta sotto l'appellativo di Mia Madre, sfodera un grande classico: recarsi dal parrucchiere di fiducia e cambiare look.

3. Regressione nei dolci anni dell'adolescenza 
Esiste forse un modo migliore per riconnettersi alla propria parte più viscerale ed emotiva se non riascoltando le malinconiche melodie su cui si era soliti crogiolarsi negli anni dell'adolescenza? 
Ada è lapidaria: "Alcol, rock'n'roll, regressione adolescenziale. Ripetere se necessario."
Cuore infranto, provaci. Al massimo ti chiederai come facessi ad ascoltare sempre gli stessi tre album a ripetizione e a trovarli ogni volta sorprendenti.

4. Sfogarsi con un sano attacco di rabbia liberatoria 
Elena non ha dubbi: la soluzione è maledire. Anche i passanti anonimi. 

5. Riprendere il contatto con se stessi 
Sara ci dona un consiglio corroborante: "Dedicarsi a cose che si adora fare, che ricaricano e rigenerano. Darsi tanto tempo e pazienza. Tanta. Sfogarsi con movimento fisico al sole e all'aria aperta. Cercare distrazione e impegnarsi per ridere cogliendo ogni occasione possibile!".
Siamo anche in primavera, cuore infranto: approfittane.

6. La soluzione per tutti i mali
Elena lo sa - e io con lei - che la soluzione ideale esiste ed è camminare. In montagna o dove si vuole, ma camminare. 

7. Dolcezze di vario tipo e stazza
Ascoltami bene, cuore infranto: Giulia ti propone un pacchetto completo composto da mousse al cioccolato, partite di rugby e un'amica cinica a scelta.
Aggiunge inoltre che "se riesci a sentirti triste mentre guardi gli All Blacks sei veramente strana/o". Osservare con intensità partite di rugby è considerato un valido aiuto anche per Francesca, che rilascia tale testimonianza: "Per un cuore infranto mi sembra opportuno avvicinarsi al rugby conoscendo prima di tutto i giocatori".

E per oggi dalla Posta del Cuore tra le nuvole è tutto! Se avete altri consigli da elargire, lo spazio dei commenti è tutto vostro.
Speriamo di essere riusciti ad alleviare le tue afflizioni amorose, cuore spezzato.
Torna e facci sapere com'è andata!

lunedì 20 marzo 2017

Il curriculum delle meraviglie




Sto cercando lavoro. 
Oh, lo so, è tremendamente deprimente, nevvero? A marzo uno dovrebbe parlare del friccicorino della primavera nell'aria, del mandorlo fiorito in giardino – e dell'autoesaltazione provata non appena lo si è riconosciuto come tale – o di quei momenti di palpabile meraviglia in cui pedali nella sera quasi tiepida e per un secondo ti sembra di comprendere il segreto più intimo dell'universo. 
E invece me ne sto qui a ricorreggere ogni giorno ogni virgola del mio curriculum. Redigere Il Perfetto Curriculum Per Farsi Notare Dall'Azienda Dei Tuoi Sogni è asfissiante, siete d'accordo con me, vero?
Perché il curriculum, come ben sappiamo, deve avere personalità. Essere dinamico e proattivo, ma non ruffiano. Balzare agli occhi. La foto deve essere seria e possibilmente dare l'idea di una persona orientata all'obbiettivo. Se poi, già che ci siete, avete scritto che possedete un'età compresa tra i 23 e i 29 anni, siete a posto. 
Soprattutto, il curriculum non deve essere nel formato europeo. Lo sapevate? Il formato europeo è il male, significa che siete scialbi e pigri. Voi volete essere scialbi e pigri? Giammai. Che non vi salti in mente di usare quelle griglie uguali per tutti, che vi fanno pure degli esempi pratici di cosa dovete scriverci dentro, puah.
Il curriculum ha una caratteristica peculiare: come lo fai lo fai, non va mai bene. Voglio dire, ci sarà sempre qualcosa che manca, qualche esperienza fondamentale che hai deciso di non fare nei tuoi anni di gioventù, quando, invece di perdere tempo col teatro, avresti dovuto fare volontariato in uno studio dentistico, imparare le basi della contabilità o diventare esperto nella risuolatura delle scarpe. Ma, del resto, che sono pigra l'ho già detto qualche riga sopra.

È che tutte queste cose che non si sanno fare stanno iniziando a mettermi un po' tristezza. No, davvero, ditemi che è capitato anche a qualcun altro di voi nei momenti di ricerca spasmodica di lavoro: leggere gli annunci, fare la conta di tutte le cose che vengono richieste e che non si sanno fare, intristirsi profondamente. Quindi, dal momento che non riesco a eludere questo sentimento di inutilità, mi tocca conviverci e dargli pure da mangiare. 
Allora ci siamo parlate – io e l'inutilità – e guardandoci negli occhi e sospirando, abbiamo affrontato le insidie di Canva e abbiamo preparato un modello di curriculum tutto nuovo: 

Il curriculm delle meraviglie
cose inutili che so fare alla perfezione

E, visti gli sforzi inverecondi, abbiamo deciso, siori e siore, di
 re-ga-lar-ve-lo
Eccolo qua! Scaricabilissimo! Approfittatene subito! 

https://drive.google.com/file/d/0Bzzh29nuNZmlRFBZZWE5N2owek0/view?usp=sharing

https://drive.google.com/file/d/0Bzzh29nuNZmlRFBZZWE5N2owek0/view?usp=sharing

Avrei potuto farvi dono di un free printable floreale o a tema miominipony, e invece no! Quello che vi aspetta è un sontuoso curriculum nuovo di pacca, da incorniciare e sfoggiare in salotto, accanto al Diploma di ricamo a punto croce.
Quante cose apparentemente inutili sappiamo fare? Quante di queste attendono nell'ombra di vedere riconosciuta la loro importanza esistenziale? 
Io, proprio grazie a questo curriculum, ne ho selezionate tre:
  • So imitare il verso della tortora, specie in quei meriggi di calura estiva in cui questi amabili pennuti sono soliti richiamarsi con veemenza da un filo della luce all'altro.
  • So disegnare con lo zucchero sul tavolo. Prediligo figure amene, quali ballerine o barchette a vela sospinte dal vento. Meglio se la superficie del tavolo è di colore scuro. Meglio se il barista non è nei paraggi.
  • So camminare velocemente. Ma molto velocemente. Finora non mi è servito a nulla nella vita, a parte ad arrivare in anticipo di un quarto d'ora agli appuntamenti, ma sono certa che prima o poi questa dote mi verrà riconosciuta. 
Su, ora tocca a voi.
Non parlate un inglese fluente, ma siete imbattibili nel realizzare dromedari in pasta di sale? Non possedete dote di problem solving alcuna, ma riuscite a riconoscere una puntata di Candy Candy da un semplice fotogramma?
Scrivetelo sul vostro curriculum dell'inutilità! 
Prendetelo, stampatelo e se vi va condividetelo. 

Ho creato addirittura un hashtag apposito, #ilcurriculumdellemeraviglie, grazie al quale mi aspetto naturalmente di trovare le vostre meraviglie su instagram. 

È piuttosto probabile che tutto ciò non serva comunque a trovare lavoro, ma volete mettere il senso inappagabile di orgoglio personale?



lunedì 6 febbraio 2017

Gennaio

Ho raccolto tutto gennaio in una manciata di fotografie. 
Per fare un punto, un riassunto, un po' d'ordine. Per soppesare quello che c'è.
E così scopro che dentro a questo mese un tantino gelato ci sono stati:

Un trasloco e una casa a cui dare forma


Pothos salvato dal vecchio appartamento, tutto tuo l'onore di dare inizio a questa nuova vita.

Regali inaspettati ricevuti via posta


La casetta che mi ha regalato Francesca, di fianco a un Mucha ritagliato da una vecchia rivista, incastonato in una vecchia cornice.


Una storia minuscola di Valeria e Giovanna, che fluttua sul frigo. 

La prima scrivania della mia vita



Da lasciare rigorosamente in disordine - dicono si chiami caos creativo



E davanti alla scrivania c'è un muro dove poter finalmente dare sfogo alla mia adolescenza perenne apiccicando cose belle che mi piace avere davanti agli occhi quando scrivo.


E quello che non ci sta sul muro finisce nella mia nuova agenda bislacca

Un mio miny pony a farmi compagnia



Lui sa perché è così importante.



Così tanto che ho deciso di fargli un ritratto. L'idea però non mi sarebbe mai venuta se non mi fossi imbattuta in Sara Ronzoni e nelle sue Opere Geniali.

Foto finalmente incorniciate


Come questo ritratto che la fotografa Alessandra Baldoni mi ha fatto nel 2010, per il suo progetto Vite di uomini non illustri: sbirciatelo e leggetelo, a ogni foto è abbinata una storia. 
Sono felice di averne fatto parte.

Nuove esplorazioni


Casa nuova, strade nuove da percorrere. E giardini in cui ficcare il naso di sfuggita.


Muri d'edera ostinata e splendida, da tornare a rivedere a primavera.


E alberi, quando mi affaccio alla finestra. Per fortuna.

giovedì 2 febbraio 2017

Arredare casa con Buster Keaton

Il mio trasloco ha coinciso con una scoperta: 
in questo mondo è esistito Buster Keaton.  

La cosa non avrebbe dovuto sorprendermi, voglio dire, quell'esame da ben 5 crediti di Istituzioni di storia del cinema dato nel 2007 mi aveva già messa in guardia su tale accadimento. E invece la meraviglia mi ha travolta. Sarà che ho sempre avuto un debole per le situazioni strampalate, per l'assurdo che, quatto quatto, si intrufola nel quotidiano (o forse è il contrario). Sarà che quella faccia da Pierrot mi incanta.
Oltretutto, la scoperta è avvenuta la mattina di Natale, giusto per rendere ancora più evidente la sensazione di aver appena ricevuto un regalo.

Mentre gli scatoloni si accumulavano, riempivo gioiosamente i miei occhi di immagini. Mentre la mia non capiente auto compiva per l'ennesima volta il tragitto casa vecchia-casa nuova (5 rotonde all'andata, 5 rotonde al ritorno), il mio cervello mandava del ragtime a ripetizione e a volumi altissimi. 
C'era una motivazione dietro questo incontro tra Buster e una coppia alle prese col trasloco, ora lo so: avere una fonte di ispirazione per la costruzione di una casa nuova. 

Quindi ecco a voi, siori e siore, ingegnose soluzioni d'arredo direttamente dagli anni '20 di cui il vostro appartamento moderno non può assolutamente fare a meno!


Basta chiodi e martelli!


The high sign - 1921
Se non siete audaci abbastanza da usare un martello - e la sottoscritta non lo è - attaccate le foto al muro con il washi tape. Per tutto il resto, c'è il metodo Buster! Non l'ho ancora provato, ma vi saprò dire.

Idee per la tavola


The scarecrow - 1920
Unisce design e funzionalità il porta-vivande aereo che sorprenderà i vostri commensali!

Ritorno ai ritmi antichi


The electric house - 1922
Perché vivere senza lavastoviglie si può.

Alternative urban-chic allo specchio lungo


The goat - 1921
La porta-finestra della cantina, ad esempio. 
O il sempreverde metodo "Salgo sul letto per guardarmi 
nello specchio 50x78 cm appeso sopra al comò".

Prendersi cura della casa


The bell boy - 1918
In fondo, bastano poche, semplici mosse e un guizzo d'inventiva per tenere la casa sempre pulita e in ordine. Ma anche una divisa da fattorino aiuterebbe. 
È solo per quello che ancora non ci riesco, ne sono certa. 


Housewarming: i piccoli dettagli che fanno la differenza

Create un'atmosfera accogliente con un gioco di luci soffuse.


The Balloonatic - 1923

Aprite le porte della sala da musica.


One week - 1920

Stupite tutti con un tour della casa da capogiro, attraverso un sorprendente 
gioco di botole e porte a scomparsa.

The high sign - 1921

E per finire...
Siate adorabili


One week - 1920
Forse è difficile riuscire a esserlo a questi livelli, ma ci si può provare.


Vi lascio ora con il cortometraggio che a mio uso e consumo personale ho soprannominato "Il video del nostro trasloco": One Week, con la sua casetta tirata su tutta di sghimbescio. Un gioiello.


lunedì 23 gennaio 2017

A year in a postcard


Per scrivere questo post, ho chiesto alla prima cartolina che abbia mai ricevuto ricevuto di posare per me.
Ha accettato. 

Le ultime cartoline che ho spedito in vita mia risalivano al 2009. Era estate ed ero andata per la prima volta in campeggio e no, non avevo otto anni, ed era una cosa che volevo raccontare. Poche amiche scelte e un sorriso che mi tagliava la faccia a metà, scrivevo seduta in una piazzetta a Recanati, mentre un'amabile vecchina contava i pesci che giravano nella fontana. Ce n'erano diciotto. 
Sette anni e mezzo dopo l'ultimo Saluti e baci vergato di mio pugno, mi trovo coinvolta in un progetto fatto proprio di cartoline. 


sette persone e uno scambio di cartoline lungo un anno, un intreccio di storie, grafie e francobolli da una cassetta postale all'altra. 

Alcune di queste persone le ho conosciute, altre ancora no, ma tutte condividiamo una certa passione per Instagram e per il raccontarci tramite immagini e parole. Essere parte di questo progetto mi fa brillare gli occhi e prudere le dita. Scegliere con cura la cartolina giusta, appoggiare la penna, soffermarsi a scrivere piano. Spedirla e restare in attesa che arrivi - un piccolo palpito. Chissà come sarà, poi, aprire la buchetta e trovare lì dentro le cartoline dirette a me. Devo preparare la scatola giusta ad accoglierle.

Il nostro logo è stato creato da Gioistantingrammi: ognuna di noi è adagiata su un ramo. 
Per Gio io sono un cappello. Lo sai che ne sono onorata, vero?




Lo ammetto, il progetto mi stuzzica non solo perché il mio amore per le storie e per le cose di carta raggiunge picchi elevatissimi, ma anche perché mi incuriosisce l'idea di vedere imbrigliata la mia logorrea nello spazio esiguo di una cartolina. Sarà una sfida contro me stessa, il cui fine ultimo sarà riuscire a raccontarmi in un haiku. 
Il progetto parte non privo di difficoltà: provate a fare un giro per la vostra città e ditemi quante cartoline trovate. No, non parlo di cartoline turistiche, ma di generiche immagini su cartoncino atte a essere spedite via posta. Per stanare la prima ci ho messo un bel po', ma il risultato, alla fine, è stato più che soddisfacente. 



Il suo sguardo mi ha conquistata

Dove ci trovate 


Ne hanno parlato anche


Seguiteci perché ci saranno delle sorprese!

domenica 15 gennaio 2017

Se no me lo dimentico: Cose belle da fare a gennaio e mesi limitrofi


Il primo post dell'anno nasce dopo una pedalata sotto la neve, anzi, mentre pedalavo sotto la neve, perché io sono solita scrivere col cervello durante gli spostamenti, peccato solo che non abbia un quaderno attaccato direttamente all'Area di Broca
Conscia di questa mia mancanza, appena arrivata in casa mi sono subito precipitata al computer, prima ancora di salvare le lenzuola stese con ottimismo stamattina appena sveglia, anzi, dicendomi che tutto sommato il gelo avrebbe agito come uno sterilizzante naturale. Ed è così che vado a ripescare una mia rubrica che giaceva abbandonata in un angolo, per presentarvi una nuova puntata di Se no me lo dimentico, a tema "Cose belle da fare a gennaio. Febbraio. O giù di lì". 


Recuperare e rileggere un libro amato durante l'infanzia 

Qualche tempo fa, stavo scrivendo una cosa e mi serviva un nome di persona. Piuttosto che metterci una X, optai per un nome provvisorio che suonasse abbastanza ridicolo da essere riconoscibile come da cambiare in futuro. Pensai per un secondo, poi addirittura per due, finché giunse l'esaltazione. 
Ma certo, l'ho trovato! mi dissi, e, sicura del potere della mia fantasia, buttai giù un bell'Asrdubale Tirinnanzi. Oh, ne fui orgogliosa in una maniera che non potete capire. 
Ieri, a casa di amici, spulciavo come d'abitudine nella libreria e ho trovato uno di quei libri tanto amati da bambina da diventare indimenticabili. L'ho sfogliato. E che nome ti trovo in prima pagina? Proprio lui, Asrdubale Tirinnanzi, uno dei personaggi principali. Ho guardato prima il muro, poi dentro la mia testa, squadrando con rimprovero la mia presunta fantasia. Tu, piccola bugiarda, mi hai fatto credere di avere una mente geniale
E invece la mente geniale era nientemeno che quella di Bianca Pitzorno e il libro era "Streghetta mia", che adesso, per punirmi con dolcezza, voglio rileggere.  


Mettere a posto il proprio angolo creativo 

Ho atteso 26 anni per avere un comodino e 30 per avere una scrivania. Ora che ce l'ho, mi pare che le possibilità di esprimermi in maniera creativa siano infinite, ad esempio donando eleganza e dignità al disordine
Sono in questa casa da due settimane e nel mio angolo di studio ho già: 

  • incorniciato un ritratto, 
  • appeso due quadretti e 6 gru, 
  • appiccicato al muro ben 6 immagini tra foto e cartoline, 
  • ritagliato con le forbici con la punta arrotondata, creato e appeso delle fantomatiche stelle di carta. O meglio, sulla scatola che le conteneva sembravano stelle, o ricci di mare, una volta uscite dalle mie mani sembravano più ragni soffocati dalla loro stessa ragnatela, ma siccome ci ho messo un intero pomeriggio a concludere l'operazione e ora ho fatto lo sforzo di appiccicarle al soffitto, ho deciso che lì resteranno finché non soccomberanno sotto il peso della polvere. 

A 30 anni, quindi, non ho solo guadagnato una scrivania, ma anche una maggiore dose di saggezza, comprendendo un'importante verità: avere un angolo creativo ed essere creativi non sono necessariamente la stessa cosa. 


Regalarsi 105 minuti di felicità 



Tra le varie carriere che svolgo in contemporanea nel mondo della mia immaginazione, assieme all'osservatrice di animali e alla trapezista, c'è senz'altro l'essere una diva del cinema muto. Va da sé, quindi, che una serata in cui mi mettono in cartellone Buster e Charlie assieme io non possa perdermela per principio. 
Questo martedì sera andrò al cinema a bearmi della visione di "Sherlock Jr." di Buster Keaton e "The Kid" di Charlie Chaplin in versioni restaurate. 
La serata fa parte della rassegna Il Cinema Ritrovato, sparso nei cinema di tutta Italia: date un'occhiata alla programmazione per vedere dove lo danno nella vostra città e andateci. Sì, certo che è un ordine. 
Io, quando, l'ho scoperto sono stata presa dalle palpitazioni, come se mi avessero messo sotto al naso un regalo da scartare e poi mi avessero detto di aspettare ancora qualche giorno.

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